Il lavoro è strettamente legato alla democrazia e al suo sviluppo

Riportiamo ampi stralci dell’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla celebrazione della Festa del Lavoro, che si è svolta nella mattina del 1° maggio al Palazzo del Quirinale.

Buon Primo Maggio a tutti voi. Buon Primo Maggio alle lavoratrici e ai lavoratori italiani. Rivolgo il mio augurio anche agli imprenditori, ai professionisti, a chi studia e fa ricerca, a chi si prodiga nei servizi e nelle cure.

Desidero manifestare – in modo speciale – la mia vicinanza a quanti cercano il lavoro e non lo trovano, a chi lo ha perduto, a chi è costretto a impieghi saltuari o sottopagati, a tutti coloro che vivono in condizioni di povertà.

I costituenti hanno posto il lavoro a fondamento della Repubblica. Perché il lavoro costituisce un’espressione irrinunciabile della dignità della persona. Il lavoro rappresenta anche la nostra partecipazione alla crescita della comunità, e dunque è premessa di una libertà personale e collettiva.

Il lavoro è strettamente legato alla democrazia e al suo sviluppo. Laddove la struttura produttiva e sociale non è più in grado di assicurare quelle condizioni che sorreggono i nostri diritti di cittadinanza, allora la crisi rischia di contagiare le stesse istituzioni rappresentative. E laddove l’esclusione dal lavoro colpisce tante donne, uomini, giovani, intere famiglie, il bisogno e l’insicurezza possono, inoltre, innescare una pericolosa spirale di sfiducia.

Per questo il lavoro è la priorità. Lo è sempre stato ma, se possibile, lo è ancor più in questo tempo di cambiamenti veloci, per qualche aspetto addirittura impetuosi. Il lavoro cambia: i modi di produzione, i servizi, il welfare sono attraversati da profonde innovazioni, ma la dignità e la libertà delle persone – assicurate da una buona occupazione – restano l’elemento vitale, insostituibile, di ogni società democratica.

(…) La nostra comunità non può accettare – e non potrà sopportare a lungo – che i lavoratori attivi in Italia restino una percentuale bassa, e che la disoccupazione giovanile, particolarmente nel Meridione, raggiunga picchi così alti. Tutti dobbiamo sentire il compito di fare di più.

Non si tratta soltanto di una questione morale e di civiltà, argomento assolutamente preponderante. I bassi tassi di occupazione incidono sulla coesione e la dinamicità dell’intero sistema, ostacolando il percorso di sviluppo sostenibile. L’Italia ha tutte le risorse per avviare una nuova stagione di crescita inclusiva: può farlo se riduce al proprio interno gli squilibri territoriali, generazionali, sociali, se accorcia i divari presenti nelle conoscenze, nelle tecnologie, nella formazione, nelle infrastrutture. Gli elementi di unità del Paese – particolarmente in questo momento storico – costituiscono concreti fattori di sviluppo economico.

(…) Certo, la velocità e le caratteristiche del mercato globale ci mostrano, ogni giorno di più, come la partita del lavoro e dello sviluppo sostenibile assuma sempre di più una dimensione continentale. L’Europa è il primo terreno di confronto, nel quale si misurano le nostre qualità e il nostro grado di competitività, ma è nel contempo la maggiore chance che abbiamo per incidere nelle dinamiche globali.

La difesa del modello sociale europeo – nato proprio dalla saldatura tra democrazia e lavoro, tra crescita economica e crescita nei diritti – è oggi possibile se la necessaria innovazione si sposerà ancora con una nuova diffusione di opportunità. E’ un’illusione affidare questa prospettiva a nazionalismi o a barriere protezionistiche. E’ vero, piuttosto, che la prova più importante per l’Unione Europea sta nei risultati concreti che porterà ai suoi cittadini, alle sue imprese, alla coesione delle società, a partire proprio dal diritto al lavoro.

(…) Il lavoro è dentro i grandi cambiamenti epocali. Mutano le forme, le domande, i modi di organizzare il tempo del lavoro e la vita oltre il lavoro. Nuove tecnologie, sviluppo digitale, automazione, robotica stanno producendo professionalità inedite. In qualche caso queste professionalità sono ancora da definire, altre invece sono già presenti e tuttavia scarseggiano sul mercato. Dobbiamo saper cogliere queste occasioni, entrare – come sistema-Paese – negli spazi aperti dall’economia sempre più orientata a valorizzare la conoscenza.

Non è accettabile che molti nostri giovani vengano esclusi proprio quando le loro attitudini e i loro linguaggi sono più congeniali alle nuove competenze tecniche. E’ paradossale che le nuove generazioni restino ai margini mentre sarebbero in grado di giocare un ruolo decisivo per farci compiere passi avanti. Dobbiamo riuscire a migliorare la comunicazione tra mercato del lavoro e scuola, tra impresa e sistema formativo.

(…) Rendere effettivo il diritto al lavoro e aprire la porta alla piena cittadinanza delle nuove generazioni sono, del resto, obiettivi intimamente connessi allo sviluppo del Paese. Il nostro orizzonte non può essere quello della svalutazione del lavoro: su quel terreno saremmo perdenti. L’orizzonte è un lavoro di qualità, tecnologicamente evoluto, capace di offrire ricadute di benessere nella vita della società.

(…) Anche nella lotta alla disoccupazione è necessario entrare nel concreto, offrendo una guida a chi cerca lavoro o lo ha perduto. Chi è senza lavoro non va lasciato mai solo. Va accompagnato verso un nuovo impiego, sostenendolo nei percorsi di riqualificazione professionale.

Il nostro Paese ha compiuto passi in avanti verso una modernizzazione dei servizi pubblici per l’impiego. Ma altri passi vanno compiuti insieme per far sì che le politiche attive del lavoro diventino uno strumento di contrasto all’esclusione sociale e alla povertà. La battaglia per ridurre la povertà passa necessariamente dall’impegno delle istituzioni per costruire un mercato del lavoro più equo, più moderno, più prossimo alle situazioni concrete.

(…) Che il lavoro resti e sia confermato il primo dei nostri impegni comuni.

(da www.quirinale.it)